Fare con Arte il proprio mestiere, non fare dell’Arte solo un mestiere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alle origini i fondatori sono quattro, tre enti locali e uno statale, esattamente il Comune di Milano, la Provincia di Milano, la Camera di Commercio di Milano con la partecipazione del Ministero di Industria, Agricoltura e Commercio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[...] Sarebbe pertanto opportuno che delegati di questa Scuola potessero visitare i principali stabilimenti artistici industriali della città, onde formarsi un esatto criterio degli indirizzi artistici che nelle singole industrie vanno prevalendo in confronto al gusto del pubblico e a tutte le altre condizioni di indole tecnica e economica, le quali non possono essere equamente apprezzate se non da chi della industria sopporta le condizioni di concorrenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[...] la produzione artistica quale materia prima di misconosciuta importanza, una delle maggiori e più nobili ricchezze: la genialità tradizionale del popolo italiano [...]

Tratto da La Scuola d’Arte Applicata all’Industria del Castello Sforzesco di Valentina Bertoni, Pietro Nimis e Roberto Bellini.

Era il 4 luglio 1874; alcune carrozze scoperte con i Principi di Piemonte ed il loro seguito arrivano al Padiglione dei Giardini Pubblici di Corso Venezia. La cerimonia è per l’inaugurazione della Esposizione Storica di Arte Industriale.

Questa notizia viene illustrata con una incisione “dal vero” dal signor Cenni per una rivista settimanale “Nuova illustrazione universale” del 12 luglio 1874 eseguita con una precisione quasi fotografica quale servizio di cronaca per la città di Milano. L’Esposizione era stata curata dalla Associazione Industriale Italiana che aveva a disposizione questo caratteristico edificio il quale, in un secondo momento, lascerà il posto all’odierno Museo di Storia Naturale.
La notizia mette in evidenza l’interesse nascente per le “Arti Industriali”, che oggi conosciamo con il nome di Arti Applicate e la sentita necessità di formazione di maestranze nel settore. Infatti nel 1878 la citata Associazione fonda, presso quella che negli anni precedenti era stata la sua sede, il “Museo d’Arte Industriale” facendone dono più tardi al Comune.

Tale donazione è accompagnata dalla richiesta di aprire una Scuola che sia collegata con il Museo in modo operativo. Sul frontespizio dello Statuto di fondazione si leggerà più tardi infatti il titolo che contiene esattamente il programma, le modalità ed il fine della futura Scuola: Scuola Superiore d’Arte Applicata all’Industria del Castello Sforzesco Annessa al Museo Artistico Municipale.
Il Museo d’Arte Industriale diverrà Museo Artistico Municipale ed i primi corsi di Disegno iniziati in modo sperimentale diventeranno una organizzata Scuola Superiore con un preciso Statuto.

I primi attori di questa storica impresa furono il cav. Antonio Beretta, presidente della Associazione Industriale Italiana, l’architetto Carlo Maciachini e il pittore Luigi Cavenaghi, che iniziarono a studiare i programmi e la possibilità di aprire corsi con indirizzo mirato alla formazione nelle arti applicate. Il progetto prende forma ed il Comune di Milano, quale principale ente fondatore, si fa carico di portare a buon fine

Nel 1882 viene così fondata ufficialmente la Scuola. Lo suggella un Regio Decreto datato 2 luglio 1882, firmato da Umberto I e dal guardasigilli G. Zanardelli, successivamente registrato alla Corte dei Conti addì 31 ottobre 1882 reg. 124 a foglio 22. Alle origini i fondatori sono quattro, tre enti locali e uno statale, esattamente il Comune di Milano, la Provincia di Milano, la Camera di Commercio di Milano cola partecipazione del Ministero di Industria, Agricoltura e Commercio.
Nello Statuto vengono definiti i contributi per il sostegno alla nuova Scuola ed i compiti spettanti agli Enti fondatori che provvedono poi a stilare il regolamento e l’organico per il funzionamento operativo della Scuola stessa. La prima sede messa a disposizione dal Comune di Milano, cui spetta il compito, è proprio l’edificio a padiglione dei giardini pubblici di Porta Venezia, precedentemente citato. Alla direzione viene chiamato il pittore Luigi Cavenaghi; nel primo Consiglio Direttivo troviamo inoltre i nomi del pittore Giuseppe Bertini, autore delle vetrate ottocentesche del duomo di Milano e dell’Ambrosiana e maestro di Cavenaghi, il dottor Tito Vignoli e come Presidente il marchese Carlo Ermes Visconti.

Dobbiamo considerare che erano passati pochi anni dalla raggiunta unità d’Italia (1861) e due anni dopo era stato fondato il “Regio Istituto Tecnico Superiore”, oggi Politecnico, che mirava alla formazione di una classe di dirigenti tecnici e di imprenditori. Nel panorama formativo esisteva già dal 1776 l’Associazione di Belle Arti di Brera, dove però non venivano trattate le cosiddette arti minori.
Restava così ancora scoperta quell’area dell’artigianato, chiamato “arte industriale”; con la Scuola d’Arte, quindi, si veniva a completare una costituzione di quadri intermedi tra la formazione artistica dell’Accademia, peraltro benemerita ed il semplice artefice formatosi solo nell’esperienza lavorativa.

Scuola e Museo quindi; era stata individuata una nuova formula che potesse essere una azione coordinata nella produzione creativa, basata sulla documentazione diretta circa gli oggetti della produzione. Il museo era dotato di mobili, oggetti di arredo in vetro, ceramiche, smalti porcellane, stoffe e carte d’arredo, oreficerie, argenti ed avori e tutto quanto prodotto da manifatture artigianali e artistiche. Tali opere ed oggetti erano stati catalogati per tipologie e con criterio cronologico, messi a disposizione degli allievi quali modelli reali,
da disegnare copiando e per lo studio delle forme.
Nel titolo della Scuola compare il termine industria; tale termine va inteso e riferito soprattutto ad apparati produttori di tipo artigianale ma anche a quelle che erano le prime esigenze della nascente e prevedibile produzione seriale soprattutto nel tessile. Anche nel campo del commercio il disegno cartellonistico nel primo ‘900 aveva bisogno di artisti specifici. Sicuramente il prendere ispirazione o, come potremmo dire oggi, il ri-disegnare da modelli classico-antichi era attività viva in Europa già dalla fine dell’Ottocento. Abbiamo conferma negli esempi di artisti quali William Morris della stessa epoca, o da quello che oggi è il Victoria and Albert Museum di Londra nel campo museale per le arti applicate. Lo stesso interesse compare anche in altre città europee come Vienna e Parigi, per citare le principali.

Questo indirizzo di stretto rapporto tra l’arte ed il mondo produttivo viene dato subito alla Scuola dal suo primo direttore, il pittore e restauratore Luigi Cavenaghi, che per un quarantennio si dedicò ad avviare, consolidare e sostenere la Scuola. Ne è testimonianza una lettera con la quale egli si rivolge agli imprenditori dell’epoca per stabilire un contatto di reciproco interesse. Per incrementare il rapporto scuola-museo periodicamente venivano acquistate opere che servissero alla Scuola come modelli di studio per gli allievi e nel contempo andassero ad arricchire il patrimonio museale. Le migliori occasioni erano durante le esposizioni fieristiche cui la Scuola partecipava fin dai primi anni della fondazione e dalle quali spesso riportava premiazioni e riconoscimenti.

Con il Direttore Luigi Cavenaghi la Scuola lavora con un indirizzo prevalentemente classico, poiché Cavenaghi ritiene che la storia del nostro paese abbia una grande eredità da trasmettere nella formazione degli “artieri”. Egli in genere si riferiva alle attività artistiche che lui stesso praticava: la pittura in tutte le tecniche, specialmente l’olio, l’affresco ed il restauro. Quest’ultimo in particolare veniva praticato prevalentemente come rifacitura delle parti deteriorate, non essendo stato ancora introdotto il concetto di restauro moderno, dove il rifacimento costituisce un arbitrio anche contro la purezza stilistica dell’autore. Era quindi indispensabile una straordinaria abilità nell’interpretare lo stile dell’autore e riapplicare la sua particolare tecnica nelle parti
mancanti.

La copia dal vero e lo studio delle tecniche vengono considerate basilari, unite ad uno sguardo agli antichi maestri. Nello stesso periodo, cioè verso la fine dell’Ottocento, dalla Francia arrivava l’interesse per gli impressionisti e a seguire poi l’Art Nouveau e i vari movimenti moderni del primo ‘900. Il direttore Cavenaghi cercò di dosare questi ultimi interessi, che chiamò le mode del momento, continuando a preferenziare una fedeltà alla classicità italiana, grande portatrice di valori artistici. Solo più tardi con il secondo Direttore Alfredo Melani l’interesse per il panorama europeo aumentò, dovuto anche alla partecipazione a numerose Esposizioni nazionali Fondatore e primo direttore della Scuola Superiore d’Arte Applicata, pittore, affreschista (volta della chiesa di Caravaggio) restauratore già nel salone dei Giardini Pubblici (restauri pittorici per privati e musei), insieme a Carlo Maciachini Luigi Cavenaghi iniziò i primi corsi e le prime sperimentazioni di scuole e progettando nel contempo la Scuola Superiore d’Arte Applicata, allo scopo di valorizzare la “produzione artistica quale materia prima di misconosciuta importanza, una delle maggiori e più nobili ricchezze: la genialità tradizionale del popolo italiano” come scriveva Guido Marangoni, tessendone l’elogio.

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